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Venivamo tutte per mare – Cartografia Letteraria​

La Cartografia Letteraria del romanzo di Julie Otsuka​

Venivamo tutte per mare ha una voce plurale, intensa, bellissima. È il “noi” delle centinaia di ragazze imbarcate dal Giappone verso gli Stati Uniti, per sposare ragazzi mai incontrati prima e visti solo in foto. Ad aspettarle è un futuro incerto, un Paese straniero, tradizioni e lingua differenti. Qualcuna sarà fortunata – incontrerà un ragazzo sincero, rispettoso, che ha già realizzato una piccola fortuna, introdotto nel commercio. Ma moltissime di loro vedranno solo fatica e miseria.

Sulla nave le ragazze sono tutte vergini, è questa la prima informazione che ci consegna l’autrice – e non a caso, credo. Sono giovani donne che non hanno mai avuto un incontro con la vita, con il piacere, con il dispiacere, con la sfortuna o la fortuna. Non hanno mai conosciuto nulla di diverso da quello che i genitori hanno deciso per loro.

Julie Otsuka – nata a Palo Alto in California nel 1962 – esordisce nella narrativa nel 2002 con il fortunato romanzo storico Quando l’imperatore era un dio, sull’internamento dei giapponesi negli Stati Uniti. Ma è con il suo secondo romanzo, Venivamo tutte per mare, che ottiene la giusta consacrazione e numerosi premi letterari, come il PEN/Faulkner per la narrativa e il Prix Femina Étranger. Pubblicato in Italia nel 2012 da Bollati Boringhieri, tradotto da Silvia Pareschi, il romanzo ha conquistato anche nel nostro Paese un apprezzamento unanime e schiere di lettori e lettrici appassionati.

Le storie di queste ragazze migranti, spedite a migliaia di chilometri da casa, sono molto diverse tra loro, spesso opposte, ma hanno tutte un comune denominatore. Alcune ragazze si imbarcano, costrette da genitori che vogliono strapparle dalla miseria contadina. Altre decidono di fuggire o aspirano a fondare qualcosa che nel loro Paese non avrebbero mai potuto realizzare.
Venivamo tutte per mare – Cartografia Letteraria illustrata da Anna Masini, da un’idea di Ferdinando Morgana
La Cartografia Letteraria pensata da Ferdinando Morgana e illustrata da Anna Masini parla prima di tutto di unità e di molteplicità. Da un lato l’unità della voce, di quel Noi che è la voce narrante che ci accompagna per tutto il romanzo, dall’altro la molteplicità delle ragazze, così simili ma allo stesso tempo irrimediabilmente diverse tra loro. Tutte in cammino verso la stessa direzione.

Poi il colore, l’azzurro che è allo stesso tempo mare e cielo. Un azzurro che a volte si fa quasi bianco, e altre arriva al nero. Un colore che a volte è impastato in una massa compatta, altre più rado, quasi evanescente e sfumato.

Non solo il colore, non solo l’unicità o molteplicità dei personaggi e della voce, ma anche lo sfondo, che – come l’azzurro e il blu – ha molte consistenze diverse, diversi stati e modi di darsi. Il cammino delle ragazze di cui parla Venivamo tutte per mare ha spesso una trama rada e fine, altre volte compatta e separata, come granelli di spazio che non si toccano tra loro.

Il cuore del romanzo di Julie Otsuka è proprio questa continua differenza, nel suo essere un oggetto compatto ma continuamente disgregabile. Quasi fluido, proprio come il mare.

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Ideatore del metodo Cartografia Letteraria, Writing Coach ed Editor.

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