“Celebrare finalmente chi resta”: intervista a Chiara Gamberale

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In occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “L’isola dell’abbandono”, facciamo due chiacchiere con Chiara Gamberale, una delle voci più autentiche della narrativa italiana.



Vorrei iniziare dalla dedica. Il romanzo è dedicato A chi resta. Come mai?

Perché sono arrivata a un momento della mia vita, anche grazie a quello che mi ha insegnato questo romanzo, in cui ho capito che non fugge solo chi fugge: fugge anche chi spende la propria vita a rincorrere chi fugge. La mia protagonista rischia di farlo, per esempio…E mi sembrava giusto celebrare finalmente chi resta, appunto. In una storia, ma soprattutto a contatto con se stesso. 

L’isola dell’abbandono è un romanzo che parla di trasformazioni, in particolare lutto, innamoramento e maternità. Come mai hai sentito l’urgenza di parlare di trasformazioni?

Perché credo che la nostra identità profonda abbia a che fare con quanto siamo o non siamo disposti a farci violare da queste trasformazioni.

Il romanzo ha anche una grande connessione con i temi della paura – tutti i personaggi devono fare i conti con le loro paure – e della memoria. Sono due temi che vedi come saldati in qualche modo?

In un certo senso sì…Un imperativo mai esplicitato nel libro, ma molto presente, è il fatidico conosci te stesso: fra i personaggi c’è chi proprio non ne vuole sapere di rimanere in contatto con la sua storia personale, come Stefano, e fa del male perché, appunto, ha paura… E chi invece è pronto a farsi carico del suo passato, come Di, l’altro protagonista maschile. Che sembra più fragile, ma in realtà è il meno spaventato di tutti. Dall’amore, dalla vita, dal futuro e dal passato. 



“Ho capito che non fugge solo chi fugge: fugge anche chi spende la propria vita a rincorrere chi fugge.”





L’isola dell’abbandono è il tuo primo romanzo dopo la nascita di Vita, tua figlia. Cosa è cambiato nella tua scrittura dopo questa esperienza? 

Ancora non so dirlo. Ma certamente la lingua di questo romanzo, così priva di difese rispetto a quello che cerca di raccontare, deve tanto a Vita. 

Chiara Gamberale – ph: Sara Lando

Oltre a scrivere romanzi, hai lavorato anche come conduttrice e autrice sia televisiva che radiofonica. Ci sono delle vicinanze, delle consonanze tra questi mestieri così apparentemente diversi? 

La scrittura è il modo in cui io riesco a sopportare l’esistenza… La radio e la televisione sono state delle esperienze straordinarie, dove ho imparato tanto e cercato di portare il mio mondo, la mia voce. Che può piacere o non piacere. Ma è quella, è la mia.

Una cosa che fai prima di iniziare un nuovo romanzo e una che fai appena hai scritto la parola Fine. 

Prima di iniziare un nuovo romanzo mi isolo, nel senso letterale del termine, e cerco cioè un’isola dove improvvisamente tutto quello che fa rumore attorno a me fa silenzio, e lascia spazio solo alla storia che ho dentro di venire fuori. Quando l’ho finito generalmente mi sento così vuota e così piena che non faccio niente. Resto come in trance per qualche giorno, cercando di capire io per prima che cosa è successo. 

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