Tua madre non è il tuo pubblico (e nemmeno i tuoi amici lo sono)

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I tuoi amici non sono il tuo pubblico (purtroppo)

di Ferdinando Morgana

A chi hai fatto leggere il tuo romanzo?

Mi capita molto spesso di sentire frasi come questa: “Ho scritto un romanzo, mia madre l’ha letto e dice che è bellissimo” oppure “I miei amici dicono che i miei racconti sono fantastici, li hanno letti e sono piaciuti molto a tutti”.

A questi giudizi segue di solito la convinzioni di avere tra le mani qualcosa di unico, che piacerà sicuramente a tutti, da diffondere il prima possibile via mail a tutti gli agenti letterari, a tutti gli uffici stampa, a tutte le case editrici di cui si riesca a trovare un qualunque tipo di contatto mail.

Ecco cosa voglio dirti oggi: tua madre non è il tuo pubblico, e nemmeno i tuoi amici lo sono – purtroppo.

(Ecco come il Writing Coach può far evolvere la tua scrittura)

Tua madre, i tuoi amici, ti vogliono bene. Chi ti è vicino non ti farebbe mai un torto. Ma allo stesso tempo, devi tenere sempre presente che probabilmente – per la deformazione che la loro vicinanza a te provoca nel loro giudizio – il loro parere potrebbe essere viziato. Potrebbe essere viziato dal troppo affetto, ma anche dalla non capacità di saper valutare al 100% un testo letterario, di saperne scorgere possibilità editoriali, commerciali e quant’altro.

(QUI trovi la mia selezione di manuali e testi utili per chi vuole scrivere narrativa)

Tua madre e i tuoi amici non sono il tuo pubblico. Ti amano, e questo non li rende la cartina di tornasole più affidabile per valutare se il romanzo che hai scritto è già pronto per l’invio a una casa editrice. Se la raccolta di racconti che hai collazionato mese dopo mese è pronta per essere presentata a un agente letterario. E questo non è colpa loro. Non è certamente un demerito, ma è normale che ciascuno abbia le proprie aree di competenza e di expertise. Se hai scritto un romanzo o una raccolta di racconti hai bisogno di un parere professionale per capire cosa farne. Vediamo insieme nel paragrafo successivo qualche strategia.

Tua madre, i tuoi amici, ti vogliono bene. Chi ti è vicino non ti farebbe mai un torto. Ma allo stesso tempo, devi tenere sempre presente che probabilmente il loro parere potrebbe essere viziato.

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Obama e Dylan – 27 aprile 2012 “Presidential Medal of Freedom”,

Le riviste letterarie

Capire se il tuo scritto è pronto per la pubblicazione, per un pubblico esterno, per il mercato editoriale di solito non è compito di amici o parenti. Una delle prime strade che consiglio per far viaggiare i tuoi scritti, per capire che tipo di reazione professionale suscitano, sono le riviste letterarie. L’Italia ha una flora ricca e diversificata di riviste – cartacee e online – che pubblicano racconti di esordienti.

Le riviste letterarie sono un eccellente primo passo per capire che tipo di riscontro può avere la propria voce letteraria. Le riviste fanno un grandissimo lavoro di scouting, cercando e selezionando il meglio di quello che emerge tra le giovani voci letterarie del nostro Paese.

Se hai qualche racconto, o un estratto breve ma significativo del tuo romanzo, allora una rivista letteraria è l’approdo giusto da cercare. Pubblicano gratuitamente, hanno solitamente una buona diffusione in un pubblico specifico di appassionati, e sono molto lette da chi lavora in editoria.

Te ne posso segnalare qualcuna? Certo. ‘Tina di Matteo B. Bianchi è una delle prime riviste online, e una delle più celebri. Notevoli anche Colla – una rivista letteraria in crisi e Crapula. Tra le nuovissime segnalo Pastrengo, Carie e The FLR, diretta dallo scrittore Alessandro Raveggi.

Impossibile non citare le cartacee e storiche Nuovi Argomenti, trimestrale fondata a Roma nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia, e la più celebre e diffusa al mondo – Granta. Nonché la sua versione italiana: Granta Italia.

Le agenzie letterarie

Capitolo a parte le agenzie letterarie. Ti consiglio di approdare a questa scelta solo se hai un testo completo, che si tratti di un romanzo, di un saggio o una raccolta di racconti.

Il parere offerto da un agente spesso è come la Cassazione: non aspetta di poter essere interpretato ulteriormente. Per questo motivo non consiglio affatto di inviare per avere un parere, a meno di aver rifinito il tuo testo allo sfinimento. Mi è capitato decine di volte, decine e decine direi, di leggere testi inviati ad agenti che non avevano bisogno di un esperto di settore per essere definiti infinitamente distanti dalla pubblicazione.

Inviare a un agente un proprio testo senza lavorarci, senza porvi attenzione, sperando poi di essere rappresentati e messi quindi in commercio è come sperare di vincere alla lotteria senza comprare un biglietto. Quindi le tue possibilità sono: rileggere il paragrafo precedente oppure procedere verso il successivo.

Un Writing Coach

Se hai scritto qualcosa a cui tieni, a cui hai lavorato, ma di cui non sei ancora certo, allora forse il feedback migliore può arrivare da un professionista abituato ad accompagnare autrici e autori durante il loro processo creativo.

Un Writing coach è abituato a tirare fuori il meglio dall’autore che segue, ed è altrettanto abituato a dare feedback coerenti, onesti e costruttivi.

Il processo di scrittura, soprattutto di qualcosa di lungo e strutturato come un romanzo, è a volte più simile a uno sforzo fisico, mentale ed emotivo prolungato, che a qualunque altra attività che siamo abituati a fare durante la giornata. E per accompagnarci con successo durante uno sforzo così estremo avere la possibilità di un allenatore, di un personal trainer della scrittura è impagabile.

Correggere gli eventuali sbandamenti, dare feedback continui e onesti, aiutare un autore a porsi le domande corrette per sviluppare personaggi, una trama e una storia autentica. Questi sono i compiti di un Writing coach. A lui o lei ci si può affidare senza paura per una valutazione. Si tratti di un testo finito, da finire o anche di una idea ancora da sviluppare.

Il coach, per sua natura ed esperienza, sa valutare le potenzialità di una storia, di un intreccio, di un personaggio. E da quella potenzialità, da quel midollo – come lo chiamo io – sa tirare fuori ogni grammo di tessuto narrativo in tutta la sua esplosiva e deflagrante bellezza. E portarlo al un vero pubblico.

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