Il mestiere del copy: 5 Tips di Giuseppe Mazza

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Giuseppe Mazza è uno dei più importanti pubblicitari italiani, Direttore Creativo di Tita, è fondatore del trimestrale Bill. Ci ha regalato 5 consigli fondamentali per imparare il mestiere del Copy, e ci ha svelato qual è il vero lusso per un creativo…


Iniziamo dai fondamentali: perchè hai scelto il mestiere del pubblicitario e qual è stato il tuo percorso fino all’agenzia che hai fondato e che dirigi: Tita?

Inizio casuale. Volevo lavorare scrivendo e l’ambiente pubblicitario si dimostrò il più ricettivo. Adesso mi piace tantissimo, ma allora avevo più di un dubbio. Poi man mano ho scoperto un mondo sorprendente e soprattutto ho capito quanto fosse ampio questo linguaggio. A quel punto volevo farlo sempre meglio, e fondare l’agenzia è stata la conseguenza.

Per fare il copy serve la capacità di divertirsi scrivendo anche nei momenti di massima pressione. Il vero lusso.

Tita ha di recente deciso di occuparsi principalmente di campagne sociali. Come mai questa scelta?

In effetti non si tratta solo di campagne sociali così come le si intende di norma. Vogliamo allargare i confini, noi le chiamiamo campagne di pubblico interesse. Possono arrivare da marchi privati o da istituzioni, possono vendere, raccogliere fondi o sensibilizzare, ci importa solo che migliorino in qualcosa la comunità. E’ una scelta radicale alla quale siamo arrivati quando abbiamo compiuto i nostri primi dieci anni: da un lato perché abbiamo una storia credibile per farlo – basta guardare il nostro portfolio – dall’altro perché crediamo che questo sia il futuro della pubblicità. Siamo partiti ad Aprile, ti confesso che è un momento molto emozionante.

Tita – Vi piace l’idea?

Oltre a Tita, hai fondato anche Bill, rivista trimestrale sulla pubblicità. Come mai, e quali sono le caratteristiche che contraddistinguono Bill?

L’ho fatto non da solo. Intorno al progetto si sono raccolti pubblicitari di paesi, agenzie e generazioni diverse. In un ambiente spesso molto competitivo come il nostro, ci siamo uniti per raccontare la ricchezza autentica di questo linguaggio, dandone una visione non provinciale e integrata con l’economia, la cultura, la società. La rivista ha raccontato una grande trasformazione del linguaggio pubblicitario nel mondo, che ovunque sta diventando sempre più “comunitario”. Infatti la testata è dedicata a Bill Bernbach, il grande “pubblicitario umanista” degli anni ’60, che ha anticipato tutto questo.

Come tieni vivo il desiderio di curiosità e come lo alimenti?

Non ci avevo pensato ma mi accorgo di seguire qualche piccolo comandamento che applico un po’ a tutto, al cibo, ai film e alle idee: per esempio, se non conosco una cosa, quello è l’esatto motivo per entrarci. Quindi non ordino due volte lo stesso piatto, non compro film che ho già visto al cinema, eccetera… certo, in generale direi che la curiosità, così come il coraggio per Don Abbondio, se non ce l’hai non te la puoi dare. Alla fine si tratta solo di allontanare le paure.

Giuseppe, tu sei uno dei copy e Direttori Creativi più riconosciuti e premiati in Italia. A chi meglio di te chiedere le tre qualità fondamentali per poter fare il copy.

Dovessi indicartene solo una direi: leggere. Qualunque cosa ma leggere. Non si tratta di essere colti – anzi, ci sono pubblicitari anche molto brillanti che non lo sono affatto – ma attenzione, non conosco nessun apprezzato copywriter che non si nutra delle letture più varie, dai testi web ai fumetti, dai quotidiani agli oroscopi, persino le istruzioni per l’uso. Poi certo, un bel libro non è proibito, ma tutto è utile per arricchire il proprio linguaggio. Poi eccoti le altre due qualità: serve un bel po’ di temperamento, per sopravvivere agli alti e bassi, e infine una cosa splendida che col tempo è indispensabile, ossia la capacità di divertirsi scrivendo anche nei momenti di massima pressione. Il vero lusso.

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