Come raccontare l’adolescenza? – 5 consigli di Alice Urciuolo

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Come raccontare l’adolescenza? Come avvicinarsi all’età indecifrabile per eccellenza? Ne parliamo con la sceneggiatrice Alice Urciuolo, una delle penne dietro la terza stagione di SKAM Italia, una delle serie di maggior successo degli ultimi anni.


1 – Alice, tu sei una delle penne dietro SKAM Italia, una delle serie di maggior successo degli ultimi anni. SKAM ha un modo autentico e non retorico di raccontare l’adolescenza. Come ti sei avvicinata al progetto e come è stato lavorare a SKAM?

Prima di lavorare come sceneggiatrice sulla terza stagione insieme a Ludovico di Martino avevo lavorato su Skam Italia come story editor, quindi ho potuto osservare per due stagioni quale fosse il metodo di lavoro. La creatrice dello show norvegese, Julie Andem, aveva passato mesi e mesi a intervistare i ragazzi, e così ha fatto Ludovico Bessegato, lo showrunner della serie italiana. Io ho partecipato a questi incontri, e sono stati un vero esercizio di umiltà: mi hanno insegnato che quando devi scrivere di qualcosa che non conosci e che esula da te stesso devi metterti in ascolto, fare ricerca e cedere la parola. 

SKAM Italia – Stagione 1

2 –  SKAM è in qualche modo anche un lavoro di adattamento, poiché la serie originale è norvegese. Quanto avete dovuto modificare per contestualizzare la serie in Italia? C’è una specificità nel racconto delle ragazze che prescinde dal contesto nazionale delle varie versioni della serie? 

Il lavoro di adattamento è stato la sfida più grande. Skam è ambientato a Oslo, Skam Italia a Roma, e questo cambiava tutto: i luoghi, i riferimenti, il modo di parlare dei personaggi. Ci siamo resi conto che più andavamo verso la specificità italiana, più l’adattamento acquisiva identità, corpo e vita. Poi ci sono stati anche cambiamenti di trama, ma la cifra stilistica del reale e l’obiettivo di raccontare questi personaggi senza filtro, mostrando cose che prima non erano state mostrate sullo schermo, parlando di temi che non erano mai stati affrontati prima, sono sicuramente specificità del racconto che non sono cambiate con l’adattamento.

(e questo anche perchè ha una forte premessa narrativa – ne avevamo parlato su Cartografia QUI)

Quando devi scrivere di qualcosa che non conosci e che esula da te stesso devi metterti in ascolto, fare ricerca e cedere la parola.

3 – Come ti documenti, e come riesci ad avvicinarti emotivamente all’adolescenza per riuscire a raccontarla così fedelmente? 

Attingendo alla mia emotività e mettendomi in ascolto di quella degli altri. In Adorazione, per esempio, c’è molto della mia infanzia e della mia adolescenza: sono nata e cresciuta in un comune vicino a Pontinia, ho frequentato il liceo a Latina e ho passato le mie estati lungo il mare di Sabaudia. Ma, non appartenendo alla stessa generazione dei miei personaggi, e volendo che Diana, Vera, Giorgio, Vanessa e tutti gli altri fossero calati nel loro tempo, ho dovuto fare tanta ricerca, osservando e ascoltando la realtà. E qui mi è servito molto il metodo di lavoro acquisito su Skam Italia.

4 – Parliamo allora di Adorazione, il tuo primo romanzo, il centro del racconto sono un gruppo di ragazzi. In che modo hai lavorato per raccontare l’adolescenza in due mezzi così diversi? 

Sono stati due percorsi molto diversi, anche se la scrittura per immagini e la scrittura letteraria per me sono due mondi in continuo scambio tra di loro. C’è una cosa che Calvino dice nelle Lezioni Americane: “La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici”. Ecco, per me questi due percorsi, apparentemente così diversi tra di loro, hanno motivo di esistere perché ci sono cose che solo il racconto per immagini può dare e cose che solo la letteratura può dare, e non sono interscambiabili. Adorazione, per esempio, è nato come romanzo, e solo come romanzo sarei stata in grado di portarne avanti la genesi. 

5 – Adorazione ha al centro la morte di Elena. Come mai questa scelta?

Il personaggio di Elena e la sua storia sono nati dopo gli altri, quando mi è tornato in mente un episodio di cronaca successo a due passi da casa mia quando facevo le elementari: l’uccisione di una ragazza di 16 anni. Ricordo che ne ero rimasta molto scossa, e percepivo che fosse scossa anche la mia comunità, ma nessuno attorno a me ne parlava, tantomeno a me, che ero piccola. Mi sono accorta che la relazione tra Elena e il ragazzo che l’ha uccisa e tutte le relazioni, d’amore e di non amore, presenti nel romanzo, avevano un filo conduttore: entrambe indagavano sulle dinamiche di potere, sulla tossicità e sull’adorazione, un sentimento a due facce che è devozione, amore e cura, ma che può anche diventare gabbia, possesso e ossessione. 

Alice Urciuolo (classe 1994) lavora come sceneggiatrice. È tra le autrici della serie di successo Skam Italia (Netflix, Tim Vision e Cross Productions) ed è attualmente impegnata nella scrittura di altri progetti per piattaforme internazionali. È nata in provincia di Latina, vive a Roma. Adorazione è il suo primo romanzo.

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