Per scrivere il tuo romanzo non devi avere paura di cancellarlo

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Snow exposure, Max Waugh, USA Vincitore nella categoria "Bianco e Nero" Un bisonte americano durante una tempesta di neve nel parco nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti © Max Waugh/Wildlife Photographer of the Year

Tempo di lettura: 6 minuti

Imparare a togliere ti aiuterà a rendere grandi le tue storie

di Ferdinando Morgana

L’importanza di non tenere tutto

Sono contento di iniziare questo articolo con una quasi citazione di un libro che amo molto, un libro bellissimo legato alla pratica della scrittura. Quando scriviamo – si tratti di un romanzo, un racconto, o qualcosa di molto più breve – ci accompagnano spesso molte paure. Paura di fallire, di bloccarsi e non riuscire a tornare a scrivere. Molto spesso la paura che le pagine che stiamo riempiendo lentamente e con fatica facciano pena. O ancora la paura di essere giudicati, o che qualcuno si riconosca in uno dei nostri personaggi più sgradevoli.

Ma qui vorrei parlare invece di un altro tipo di blocco, un altro tipo più subdolo di paura, quella di cancellare.

Spesso, soprattutto agli esordi, tendiamo ad accumulare. Pagine, idee, trame e personaggi. Andiamo avanti e avanti, procedendo unicamente per accumulo di materiale. Ci sono papabili esordienti che invecchiano (editorialmente, ma anche anagraficamente) coltivando una enorme pila di carta stampata, anno dopo anno. Queste persone, sono vittime in totale buona fede della convinzione che “più è meglio”.

Ecco cosa voglio dirti oggi: che cancellare offre spesso più opportunità che svantaggi.

(A proposito di libri sulla scrittura: QUI trovi la mia selezione di manuali e testi utili per chi vuole scrivere narrativa)

Accumulare pensando che più sia per forza di cose meglio non è una strategia operativa sempre valida. La quantità è un elemento fondamentale, certo, ma non necessariamente opera nella direzione della chiarezza, dell’efficienza, o – per arrivare a temi più vicini alla scrittura – della resa stilistica e immaginifica, del coinvolgimento emotivo, del dettaglio che colpisce il lettore con la sua brillantezza.

(a proposito di efficienza, conosci la regola di Pareto?)

Ecco che allora è possibile cancellare, togliere, eliminare. Anzi, per la mia esperienza personale con la scrittura – e per l’esperienza che ho fatto della scrittura degli altri – quello di cancellare è un atteggiamento assolutamente consigliato. Direi che è doveroso. Sembra incredibile, ma uno dei consigli migliori che potrei dare a chi sta iniziando a scrivere è proprio questo: inizia con il togliere. Inizia a individuare cosa potresti eliminare. Parti sforbiciando tutte quelle cose che rendono meno chiara la direzione che stai dando alla tua trama, ai personaggi, all’ambientazione.

Cancellare, imparare a togliere ha enormi effetti positivi sulla resa finale della tua storia. Vediamone nel dettaglio tre.

Ci sono papabili esordienti che invecchiano (editorialmente, ma anche anagraficamente) coltivando una enorme pila di carta stampata, anno dopo anno.

Queste persone, sono vittime in totale buona fede della convinzione che “più è meglio”.

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Snow exposure, Max Waugh,

(Ecco come il Writing Coach può far evolvere la tua scrittura)

Tre effetti positivi di cancellare

Come detto, imparare a togliere non è affatto semplice. Prima di tutto perché la resistenza a eliminare qualcosa che abbiamo costruito con tanta fatica sembra un atto innaturale. Chi abbatterebbe una casa dopo averla edificata mattone su mattone? In secondo luogo non è immediato riuscire ad avvicinarci al nucleo della nostra storia, così da mettere a fuoco cosa è improprio e cosa le appartiene realmente. Questo nucleo – tematico, emotivo – che io chiamo midollo, è la parte pulsante delle nostre storie.

Togliere per trovare l’essenziale

Ecco, partiamo proprio da qui, dal midollo. Si tratta di un tessuto che genera racconto e che va tenuto al sicuro, va reso importante dandogli forza. Imparare a togliere, a cancellare, è fondamentale in questo processo di messa a fuoco, di individuazione di quale elementi sono necessari perché aderiscono alla mia storia e la possono far crescere e fiorire, e quali invece sono come corpi estranei e non la porteranno da nessuna parte. Ci sono ovviamente romanzi lunghissimi e meravigliosi che sono costruiti sull’accumulo, sulla generazione di molte storie e deviazioni a partire da una singola traccia. Penso a 2666 di Roberto Bolaño, o a Rayuela di Cortazar. Ma questo fiorire, questo accumulo funziona perchè all’autore è estremamente chiaro il nucleo del suo romanzo, il midollo da cui tutto si dipana. Solo una volta trovato l’essenziale si può iniziare a costruire.

Cancellare per riscrivere

La prima stesura difficilmente sarà quella che andrà sugli scaffali delle librerie. Anzi, direi che è praticamente impossibile che accada. Chi desidera scrivere deve familiarizzare il prima possibile con il concetto di riscrittura. Molti autori e autrici di romanzi e di manuali sulla scrittura insistono molto sul concetto di scrittura come riscrittura. Nicola Lagioia è famoso per lavorare molte volte sullo stesso testo, e del suo romanzo La Ferocia, vincitore del Premio Strega nel 2015 ha detto di aver prodotto più di 20 diverse stesure.

Cancellare è quindi funzionale alla riscrittura, alla rielaborazione di pagine e di idee.

Non innamorarti delle tue parole

Ci sono esordienti che sono convinti di essere al lavoro su un romanzo, ma non si rendono conto di stare lavorando a un testo che la somma di due o tre romanzi! Accade spesso di essere trascinati – e questo nella mia esperienza succede soprattutto nella stesura del primo romanzo – da una irrefrenabile tentazione di dire tutto. Tutto quello che si pensa o si conosce. Di dare sfogo a ogni passione, di creare un romanzo che sia la somma di tutto quello che ci piace. Ma, come abbiamo visto, non sempre più è sinonimo di meglio. Se siamo appassionati di thriller e di romanzi storici, questa combinazione può funzionare benissimo. Ma se volgiamo aggiungere una saga familiare, e perché no, anche qualche tratto esotico o fantascientifico, ecco è difficile immaginare che quella storia possa andare da qualche parte. Non sorridete, sto esagerando, ma accade spesso.

Bisogna quindi resistere alla tentazione di innamorarsi delle proprie parole e delle proprie idee. Sacrificarle se necessario, allo scopo di costruire quella casa che molti in futuro vorranno abitare.

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